Per una nuova finanza pubblica e sociale http://www.perunanuovafinanzapubblica.it articoli e iniziative per cambiare la finanza Thu, 23 Feb 2017 01:35:06 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.9.16 Espediente Atlante http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/espediente-atlante/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/espediente-atlante/#comments Wed, 29 Jun 2016 15:41:12 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1400 di Marco Bertorello da Il Manifesto del 23 aprile 2016

Nell’era dell’ottimismo obbligatorio, utile più all’economia che alla politica, o solo di riflesso alla politica, Matteo Renzi ha twittato che «Atlante sarà la soluzione ai problemi delle banche italiane». Il capo del governo sembra ritenere le difficoltà del sistema creditizio italiano avulse da quelle continentali, ma è sufficiente leggere l’indice Stoxx, che misura gli andamenti di Borsa delle banche europee, per comprendere come il problema sia sovranazionale: – 26% nel 2016 e – 38% nell’ultimo anno. La crisi ha dilatato le sofferenze, i controlli e gli aumenti di riserve richiesti aggiungono difficoltà, persino la stagione di tassi negativi non aiuta. La recente richiesta tedesca di scambiare la garanzia unica sui depositi con un tetto ai titoli di Stato posseduti da ogni istituto complica ulteriormente il quadro per i paesi periferici e sottolinea la fragilità del combinato banche-debito pubblico. Tant’è che viene ipotizzata una missione del Piano Juncker (quello che doveva servire per rilanciare gli investimenti) per soccorrere le traballanti banche europee. Ma cosa è il Fondo Atlante? É un fondo per la gestione dei crediti bancari ad alto rischio, formalmente privato ma dove interviene per oltre il 10% Cassa depositi e prestiti, in cui le principali banche forniscono gran parte delle risorse, almeno sulla carta. In questo senso risulta curioso il contributo di Monte dei Paschi e Carige, banche in odore di nuove capitalizzazioni. Insomma Atlante sembra costituire un espediente per far sì che la politica fiscale si occupi indirettamente delle nostre banche (direttamente sarebbe vietato dalla UE) e normalizzi l’intero comparto. Ma perché solo ora le banche italiane trovano risorse per mettere al riparo se stesse? Improvvisamente sembra affermarsi una moderna moltiplicazione dei pani e dei pesci sul lato finanziario. La finanza ci ha abituato a giochi di specchi in cui, grazie a disinvolti effetti leva, si riesce, almeno per un certo arco di tempo, a far apparire il denaro necessario al momento giusto in diversi posti altrettanto giusti. Il Fondo Atlante prova a inserirsi nelle potenzialità ammalianti della finanza per soccorrere il sistema bancario. Oppure, come sottolinea Alberto Bagnai nel suo blog, «di fatto sposta perdite in conto capitale da una parte all’altra del sistema finanziario» allo scopo di prender tempo in attesa che giunga la tanto agognata ripresa. Che si intenda prender tempo risulta chiaro dalla modesta dotazione di capitale prevista, per ora solo 4 miliardi di euro a fronte di decine e decine di miliardi di crediti deteriorati, cifra sufficiente a ricapitalizzare le banche in crisi conclamata e poco più. Tra l’analitico e il perfido l’economista Luigi Zingales spiega sul “Sole 24 ore” che al Fondo sarebbe consentito acquistare crediti in sofferenza, cioè quelli più problematici, a prezzi superiori a quelli attualmente di mercato, favorendo un’operazione di sistema che finisce per alleggerire i bilanci di tutti gli istituti e favorendo la vendita ad assicurazioni e fondi pensioni anche dei crediti più dubbi a prezzi superiori ai valori vigenti. Attualmente, in effetti, esiste una significativa differenza tra prezzo dei crediti in sofferenza inseriti nei bilanci e valore di mercato presunto: il primo si attesta intorno al 40% del valore nominale mentre il secondo al 20%. Secondariamente, sottolinea Zingales, l’utilizzo del Fondo nell’irrimediabile crisi di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca agevolerebbe le due principali banche italiane, Intesa e Unicredit. Esse, infatti, hanno investimenti nelle due banche ben maggiori della quota con cui partecipano ad Atlante, rendendone più vantaggioso il salvataggio. Infine conclude l’economista «più che Atlante, il personaggio mitologico che sosteneva il mondo, il fondo dovrebbe chiamarsi Lete, il fiume dell’oblio che cancella tutti i ricordi».

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Tasso negativo http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/tasso-negativo/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/tasso-negativo/#comments Wed, 29 Jun 2016 15:30:24 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1396 di Marco Bertorello da Il Manifesto del 2 aprile 2016

Questa settimana Janet Yellen frena nuovamente su una possibile stretta monetaria americana. La presidente della Fed torna a dire che «bisogna tener conto delle potenziali ricadute» delle difficoltà economiche globali. I quattro momenti in cui avrebbero dovuto essere alzati i tassi durante il 2016 potrebbero ridursi a due. Le nubi geo-economiche continuano a impensierire le principali istituzioni statunitensi. Se i tassi non aumentano negli Usa, aumentano nel resto del mondo i paesi dove diventano persino negativi. Attualmente vi sono sei banche centrali in questa condizione, dalla Bce alle banche centrali svizzera, danese, svedese, giapponese e ora anche ungherese. L’effetto dei vari Quantitative easing determina una parabola inusuale dei tassi d’interesse, facendoli raggiungere il segno meno. Tale processo ha innescato una strisciante guerra valutaria a cui neppure gli Stati Uniti possono guardare con sufficienza. Anzi il solo fatto di aver prefigurato un nuovo rinvio dell’innalzamento ha determinato un ribasso del dollaro. Negli Usa vi sono problemi di bassa produttività e modesti investimenti tali che un aumento dei tassi, e dunque del dollaro, finirebbe per penalizzare proprio il segmento più dinamico della produzione a stelle e strisce, quello dell’export. Ma la rincorsa al vantaggio competitivo sulle monete che produce risultati a somma zero non è l’unico effetto collaterale dei tassi negativi. Tali politiche costituiscono un ribaltamento dei consueti paradigmi, dunque prestare denaro, in questo caso, finisce per implicare un costo anziché generare un profitto. Non potevano non esserci degli aggiustamenti nella condotta dei vari attori finanziari e degli scompensi negli assetti più generali di quel mondo. Esistono studi, come quello della Banca dei regolamenti internazionali, che notano come l’introduzione dei tassi negativi per garantire la profittabilità delle banche non conduca a più bassi tassi per il credito a cittadini e imprese. Nel caso svizzero, ad esempio, il sistema bancario ha reagito a un abbassamento dei rendimenti in alcuni grandi investimenti con un aumento dei tassi sui mutui, proposti in larga parte alle fasce socialmente più deboli. A ciò vanno aggiunte delle considerazioni sugli effetti sui Fondi pensione. Questi sono stati assorbiti nei circuiti finanziari. In buona misura sono stati utilizzati per soccorrere quell’idrovora costituita dai mercati finanziari, fornendo un’ulteriore gigantesca mole di denaro per oliare i loro meccanismi di funzionamento. Con una specificità: che non era possibile coinvolgere quote crescenti di salario differito senza garantirne almeno parzialmente la resa. Il passaggio dalla previdenza pubblica a quella privata sarebbe stato favorito se i Fondi (dopo le prime esperienze fallimentari) avessero costituito portafogli differenziati e fondati su titoli considerati piuttosto sicuri e dal rendimento certo. Così i titoli di Stato finiscono per rappresentare circa il 70% dei titoli acquistati dai Fondi pensione. Essi hanno scadenze differenti, spesso lunghe, ma in questa fase il loro rendimento è piuttosto compresso. I titoli pubblici italiani a scadenza semestrale e annuale, nonostante l’Italia venga considerata un paese periferico dal debito non garantito, hanno una resa negativa. In Francia e Germania anche i titoli a scadenza quinquennale hanno il segno negativo, in Giappone quelli decennali e in Svizzera persino quelli a quindici anni. Nel futuro i Fondi pensione dove potranno investire per capitalizzare una pensione per la vecchiaia? Torneranno a realizzare investimenti rischiosi? Torneranno a essere coinvolti nei peggiori processi di finanziarizzazione dell’economia? Se si è aperta una fase a tassi negativi, per ora non se ne vedono molti lati positivi, ma si inizia a capire chi incomincerà a pagarne il conto.

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Ora un Qe per il popolo http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/ora-un-qe-per-il-popolo/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/ora-un-qe-per-il-popolo/#comments Wed, 29 Jun 2016 15:18:24 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1393 di Marco Bertorello da Il Manifesto del 26 marzo 2016

 

Da sinistra ogni tanto ancora emerge il retropensiero sulla crisi come una sorta di espediente delle classi dirigenti per approfondire le proprie politiche economiche, un pretesto per approfondire le diseguaglianze e le logiche di dominio. Per carità c’è anche questo, ma non vedere che la crisi oltre che avvantaggiare i principali soggetti dell’economia di mercato fa sprofondare tutti, non consente di focalizzare il contesto dato. La crisi c’è eccome, non è risolta e, soprattutto, nessuno intravede delle soluzioni credibili e durature. Il dibattito europeo sul Quantitative easing risulta piuttosto significativo a tal proposito. La Bce, come le altre banche centrali, in questi anni ha assunto un ruolo guida, seppur del tutto parziale, per provare a costruire delle soluzioni. I risultati degli allentamenti quantitativi realizzatisi sono stati piuttosto magri se paragonati a quelli preventivati. In Europa il Qe è considerato ancora nella sua fase iniziale. Buoni risultati nella riduzione dei costi sul rifinanziamento dei debiti sovrani, ma deflazione incombente, poca occupazione e crescita debole. Tant’è che è stato ampliato a 80 miliardi di euro ed esteso all’acquisto di bond aziendali. La logica della moneta facile è quella di concedere fiato all’economia e di consentire così ai rispettivi governi di accelerare sulle presunte riforme strutturali e quindi far ripartire il consueto andamento economico. Oggi però Mario Draghi solleva un problema all’eurozona sottolineando come le scelte della sua Bce da sole non possano bastare, come non sia pensabile prenderla solo dal lato della moneta. E premendo sui governi nazionali per approfondire ulteriormente le controriforme sociali che dovrebbero favorire un recupero di competitività sul piano internazionale per il vecchio continente. Sul fronte politico però si fatica a schiacciare ulteriormente l’acceleratore su questo genere di provvedimenti. I paesi europei, soprattutto quelli periferici, incominciano a essere allo stremo. Le politiche sul lavoro proposte dal governo francese, sulla falsariga di quello italiano, trovano delle resistenze difficili da superare, e rischiano di lasciare ulteriore terreno libero alla destra no-euro. D’altronde la moneta espansiva per ora ha prodotto prevalentemente grandi benefici sul lato finanziario. Il mondo della finanza ha dimostrato a più riprese di temere una stretta monetaria, ritenuta eccessivamente prematura. Al contempo la Bce lancia segnali anche sul versante dell’economia reale consentendo l’acquisto di azioni d’impresa, ma non considera che il problema risiede in una scarsa domanda di credito piuttosto che di offerta. Ed è perciò che in Europa avanza una proposta secondo cui la prossima mossa dovrebbe essere ispirata all’elicopter money, letteralmente lancio di moneta dagli elicotteri. Il Financial times e l’Economist spingono in questa direzione, recentemente persino il presidente della Banca d’Italia, Ignazio Visco, non la esclude e neppure il chief economist della Bce Peter Praet. Il rischio, ovviamente, è che tale proposta venga assorbita dentro le logiche dominanti, mentre sarebbe il caso di costruire una campagna per un Quantitative easing for the people, finalizzata a una reale redistribuzione dei redditi e a un grande piano infrastrutturale per piccole opere socialmente utili. Insomma si tratterebbe di incunearsi, una volta tanto, nei dibattiti e nelle difficoltà mainstream, per portare a casa qualcosa di concreto. Una campagna che in altre parti d’Europa è iniziata e che con Christian Marazzi stiamo provando a proporre. Perché non dovrebbe essere socialmente comprensibile passare dallo stampar moneta per finanza e imprese a farlo a tutto vantaggio delle classi solitamente escluse da questi espedienti? Autocensurarsi non è mai una buona scelta, esser privi di intraprendenza neppure.

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Report Macroregionale Stop TTIP sud http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-sud/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-sud/#comments Fri, 25 Mar 2016 12:36:28 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1390 A Bari la campagna Stop TTIP rilancia: verso la manifestazione nazionale del 7 maggio con l’impegno dei territori

Un resoconto dell’assemblea macroregionale per il Sud Italia (Bari, febbraio, CGIL regionale Puglia)

Quella di sabato 27 febbraio, con l’assemblea macroregionale di Bari  che a visto la presenza di oltre cento persone- con 20 interventi,in contemporanea  con altre tre assemblee a Torino, Padova e Roma,  -  è stata una giornata intensa e significativa, dalla quale siamo usciti con motivazioni ed entusiasmo moltiplicati, e con nuove energie da impegnare e coordinare  nella campagna Stop TTIP.

L’avevamo intitolata “Cavalli di Troia? No, grazie! Stop al TTIP, il trattato che ammazza diritti, ambiente, lavoro, salute, economia locale”.E noi questo grande cavallo di Troia vogliamo raccontarlo, per far capire a tutti cosa c’è dentro.Soprattutto, vogliamo fermarlo, perché quel che si vede già non ci piace e non ci tranquillizza per niente.

L’assemblea di Sabato ha rappresentato un momento necessario, che segna il passaggio della campagna Stop TTIP alla sua fase matura e decisiva.C’erano  rappresentanti di associazioni e comitati, reti studentesche, finanza etica, esponenti di forze politiche e amministrazioni locali e organizzazioni sindacali che stanno avversando da anni il TTIP in quanto portatore di un durissimo attacco ai diritti dei lavoratori.

In questo senso, il supporto offerto dalla FLAI e dalla segreteria CGIL regionale pugliese è un fatto di grande importanza per il prosieguo e lo sviluppo della campagna e desideriamo ringraziare in particolare Giuseppe De Leonardis, Piero Ruffolo e Antonella Morga.

L’incontro ha offerto l’occasione per raccontarsi le esperienze compiute e la strada percorsa finora: il livello degli interventi e della discussione dimostra che nell’ultimo anno si è diffusa e sviluppata una maggiore conoscenza del tema, grazie all’opera ostinata di chi si è coinvolto nella prima, pioneristica fase della campagna.

Ma tutto questo non può bastare, e la giornata di sabato ha dato ai partecipanti la misura del grande impegno individuale e collettivo che, da questo momento, ancor più occorrerà mettere in campo perché questa campagna riesca nel suo grande obiettivo:  diventando un movimento di massa e non solo un tema compreso, nella sua rilevanza, da avanguardie più consapevoli e particolarmente ben informate.

L’obiettivo grande è dar vita a una iniziativa nazionale, il 7 maggio a Roma, sulla scia della straordinaria “invasione” Stop TTIP di Berlino, lo scorso 10 ottobre, con 250mila persone nelle strade della città tedesca.

L’appassionato intervento di Monica Di Sisto, in rappresentanza del coordinamento nazionale della campagna Stop TTIP, si è soffermato in particolare sulla fondamentale connessione da rafforzare fra tutti i soggetti coinvolti nell’azione di informazione sui rischi del TTIP e sulla moltiplicazione della quantità e della qualità delle iniziative, a tutti i livelli, coinvolgendo sempre di più le organizzazioni di categoria e le amministrazioni locali.

Eleonora Forenza, europarlamentare pugliese eletta nel gruppo GUE/NGL, rappresentante politica che si sta spendendo particolarmente sul campo della lotta al TTIP, ha fatto il punto sull’iter del trattato a Bruxelles.

La sua presenza a fianco della campagna è importante, nella consapevolezza che questa non è una battaglia che “appartiene” a questo o quel gruppo politico, a questa o quella bandiera, ma a tutti coloro che vogliono seriamente impegnarvisi. Le siamo grati, così come lo siamo a Tiziana Beghin, del Movimento 5 Stelle, un’altra europarlamentare sensibile al tema TTIP (la stessa Forenza ha infatti apprezzato e riconosciuto come un esempio molto positivo la collaborazione tra lei stessa e Beghin).

Importante è stato il contributo al dibattito del Segretario Regionale di Sel Nico Bavaro che si è impegnato a farsi portatore attraverso il gruppo Regionale Noi a Sinistra, di un ordine del giorno No TTIP da presentare al Consiglio Regionale della Puglia ed impegnare la stessa Giunta nella battaglia no TTIP, forti anche della posizione della Giunta Regionale e del Presidente Emiliano contro le trivellazioni, nonché  con ordini del giorno da presentare nelle varie sedi Istituzionali che  vede presente la sua rappresentanza politica.

Il contrasto al TTIP è una grande e pacifica battaglia dei cittadini europei e americani. E’ una battaglia “per”, tanto quanto una battaglia “contro””:per l’informazione, la trasparenza e la democrazia, per un’economia a misura delle persone e dei territori, per i diritti, per l’ambiente, il lavoro, la salute, la formazione;contro chi – giocando sulla disinformazione, il silenzio e l’opacità – vuole continuare a comprimere i diritti e a ridurre gli spazi per la partecipazione democratica dei cittadini alle decisioni che li riguardano:  riducendo, ulteriormente, definitivamente  i beni comuni, il lavoro, l’ambiente, la salute, la formazione a  merci da cui estrarre profitto, senza alcun riguardo per la qualità della vita delle persone (ridotte esse stesse a merce).

Per tutti questi motivi, in questo momento,  è necessario saldare la connessione della nostra campagna con quella del SI’ al referendum del 17 aprile per contrastare le trivellazioni in mare: le decisioni del governo italiano sulle politiche energetiche, tutte orientate in favore  delle multinazionali e in spregio dell’ambiente e dei rischi per la salute, sono un chiaro esempio delle politiche nell’orizzonte “ideologico” del TTIP.

E sarà il caso di spiegare bene a chi è giustamente impegnato nella campagna referendaria il rischio micidiale di aspetti del TTIP (tribunali privati ISDS in favore delle imprese, “cooperazione regolatoria” con le lobby economiche e finanziare, a cui subordinare le legislazioni nazionali e comunitarie) che, se il trattato passerà, i cittadini le imprese e le amministrazioni, che intendano far valere i loro diritti rischiano di ritrovarsi soccombenti rispetto alle logiche dei grandi gruppi multinazionali.

Per gli stessi motivi, tanti interventi hanno sottolineato, l’impegno alla campagna per il No alla controriforma costituzionale. Sono state molto importanti le testimonianze degli amministratori e consiglieri comunali venuti a raccontare di come hanno ottenuto una delibera contro il TTIP da parte dei consigli comunali cittadini.E’ un modello che, nelle prossime settimane, dovremo cercare di estendere su tutto il territorio regionale nel quadro del nuovo obiettivo nazionale della campagna, Fuori il TTIP dalla mia città: #fuorittip http://stop-ttip-italia.net/2016/02/24/fuori-il-ttip-dalla-mia-citta-scrivi-al-tuo-sindaco/ allargando la platea dei comuni disposti a contrastare il TTIP ed agire iniziative a sostegno della campagna ed aderire alla manifestazione Europea dei Sindaci indetta a  Barcellona per il 21 e 22 Aprile p.v.

Cosi come è stato auspicato un largo coinvolgimento del mondo delle imprese singole ed associate che rischiano di essere vittime del trattato e soccombenti sul mercato di fronte allo strapotere delle multinazionali che il TTIP rafforza. Nel darsi un coordinamento l’assemblea è impegnata con le varie iniziative sul territorio a costruire agli inizi di Aprile una grande iniziativa pugliese che rafforza la battaglia ed iniziativa No TTIP.

Invitiamo tutti gli attivisti e tutti coloro che ci leggono ad aderire e attivarsi subito (tutte le informazioni al link).

Proprio in queste ore il coordinamento regionale Stop TTIP sta predisponendo dei nuovi luoghi di discussione ed elaborazione di pratiche e iniziative, nei quali tutti i partecipanti all’assemblea di sabato scorso saranno coinvolti attivamente.Ma l’invito è aperto a tutte e a tutti coloro che, come singoli cittadini o in qualità di aderenti a organizzazioni e gruppi, desiderino offrire la loro collaborazione alla campagna Stop TTIP.

Per questo scriveteci sulla pagina Stop TTIP Puglia o all’indirizzo email stopttip.puglia@libero.it.

Fate conoscere la pagina Facebook ai vostri contatti

Come abbiamo detto all’inizio, siamo entrati nella fase decisiva e saranno preziose le idee e le energie di ognuno.

L’obiettivo grande sarà la manifestazione nazionale fissata per sabato 7 maggio a Roma, votata all’unanimità a Bari e alle altre assemblee in contemporanea.

Per realizzarla ci vorrà un grande coinvolgimento di energie nelle regioni e nei territori.

Siamo pronti a spenderci come e più di prima, fatelo insieme a noi.

Sì ai diritti, alla salute, all’ambiente, al lavoro

No alla dittatura dei mercati

Diciamo Stop al TTIP!

Il coordinamento della campagna Stop TTIP Puglia

Per contatti e informazioni:

email   stopttip.puglia@libero.it

Facebook

Stop TTIP Puglia https://www.facebook.com/Stop-TTIP-Puglia-296761997196365/?ref=ts&fref=ts

Stop TTIP Salento https://www.facebook.com/StopTTIPSalento/?ref=ts&fref=ts

Stop TTIP Italia  https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/?fref=ts

Sito nazionale della campagna Stop TTIP

http://stop-ttip-italia.net/

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Report Macroregionale Stop TTIP Nord-Est http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-nord-est/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-nord-est/#comments Fri, 25 Mar 2016 12:32:40 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1387 Padova-Sala “Peppino Impastato” presso banca Etica
27 febbraio 2016
 
PRESENTI (in ordine alfabetico):
ACT!, AIAB Veneto, Alternativa Nord/Sud per il XXI Secolo, Altragricoltura NordEst, AltraEuropa Padova, Campicolti (ass. contadina), CEVI (Udine), CILLSA Arzignano, Civiltà Contadina, Comitato Padova con Tsipras, Comitato Sisma.12, Comitato Stop TTIP Ferrara, Comitato Stop TTIP Modena, Comitato Stop TTIP Oderzo, Comitato Stop TTIP Pordenone, Comitato Stop TTIP Udine, Comitato Stop TTIP Verona e provincia, Comitato Stop TTIP Vicenza, Coordinamento Zero OGM, COSPE,EMMAUS (comunità di Ferrara),EUROSTOP, FLAI CGIL Padova, Freedom for Children, GAS PV/Università Padova, Greenpeace Venezia,Il Budellone Ravenna, Laici Missionari Comboniani Bologna, Legambiente Vicenza, ass. Mira 2030/Opzione Zero, Movimento Consumatori Verona,Osteria VolantePadova, Piattaforma Sociale Eurostop, PRC Padova, Pressenza, Radio Gamma 5, Ricostruire la Bassa dal Basso, ass. Ya Basta
 
ALTRE ADESIONI PERVENUTE:
ASU/ACT, BiosLab, Gas – Il Ciclo Corto, Legambiente Gorizia, Legambiente Limena, Legambiente Padova, Medici per l’ambiente Vicenza, Movimento 5 Stelle Rovereto, PRC Federazione Trieste
 
MOBILITAZIONE:
Si concorda sulla data del 7 maggio 2016 per la manifestazione nazionale.
Si concorda su un percorso di avvicinamento al 7 maggio:
    volantinaggi e diffusione informazioni
    eventi in area NordEst: 3 aprile 2016 (fine settimana 1-2-3 aprile).
Tutte le realtà si dichiarano entusiaste di partecipare alla manifestazione e si informeranno sui costi delle corriere, l’unica perplessità sul numero dei partecipanti è data dei costi che i partecipanti dovrebbero sostenere. Importante verificare la possibilità di un contributo economico dai sostenitori della manifestazione (i comitati del nord-est sono tra i più lontani da Roma)
Impegno a lavorare sui candidati sindaci da parte delle realtà presenti laddove vi saranno elezioni amministrative
   
SINERGIA CON LE ALTRE CAMPAGNE:
Emerge con chiarezza un filo conduttore che lega la campagna Stop TTIP alle altre lotte in corso (NoTriv in primis).
Al tempo stesso prevale l’importanza di preservare le specificità di ciascuna lotta, senza creare un unico contenitore come si stava in parte ipotizzando.
Dovremo quindi evidenziare le correlazioni, i link tra le varie campagne, creando una serie di rimandi reciproci che portino ad una narrativa comune, in modo che le lotte si sospingano tra loro, più o meno direttamente.
Starà a ciascuna realtà specifica capire quali correlazioni siano da evidenziare ed utilizzare a seconda del proprio ambito.
 
PROPOSTE/ESIGENZE:
-schede informative tematiche con infografiche;
-materiali informativi divisi in due livelli: divulgativo e di approfondimento;
-mettere a disposizione tutte le grafiche necessarie a produrre i materiali in ambito locale o comunque NordEst (adesivi-spille-maglia-banner ecc….);
-ricevere il punto della situazione con cadenza periodica (newsletter settimanale o bisettimanale);
-archivio per condivisione materiali e anche nominativi di probabili relatori presenti nel nord-est;
-contatti con mondo musica/spettacolo per avere testimonial che abbiano presa anche sui più giovani;
-mailing list / strumenti di comunicazione per l’ambito nordest;
-proposta “adotta una trasmissione TV o radio”;
-agire su associazioni piccoli imprenditori;
-si propone di fare un calendario comune e condiviso degli eventi sia per evitare sovrapposizioni che per contenere i costi;
-Radio Gamma propone al Coordinamento Nazionale di realizzare uno spot che loro si impegnano a far passare in radio, sul modello di quanto fatto con il referendum “4 SI per dire NO”; altri comitati si offrono di proporlo ad altre radio libere.
 
Aggiornamenti successivi:
Il Comitato di Udine ha preso contatti con un giornale on line locale, Friuli Sera, che dedicherà un numero tematico cartaceo a Marzo al TTIP e alla Campagna.
 
INTERVENTI
L’assemblea, dopo un giro di presentazioni, si apre con un rapido focus fatto da Elena Mazzoni sugli ultimi incontri istituzionali della Campagna, sul round negoziale e sull’andamento dello strategic meeting con la Campagna europea.
Si discute anche riguardo la richiesta di conferimento della delega sul TTIP nelle sedi europee ad altra figura di riferimento, visto che il viceministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda è stato destinato ad altri incarichi.
 
Assunto che la mobilitazione europea – inizialmente pensata per la prima metà di Maggio – è stata posticipata a Novembre, si passa a parlare della concomitanza della prima data fissata per la manifestazione nazionale STOP TTIP con l’appuntamento referendario.
 Si propone la data del 7 maggio, distante da festività calendarizzate e dalle scadenze elettorali, e si passa a discuterla e votarla.
 
 Il Comitato di Vicenza appoggia la data del 7 poiché non considera utile né opportuna la sovrapposizione della manifestazione al referendum NO TRIV anche perché con ogni probabilità la manifestazione del Sabato precedente la data referendaria non sarebbe stata autorizzata, in quanto vigente il cosiddetto “silenzio elettorale” e ricorda anche di tener conto che molte persone sarebbero impegnate come presidenti, scrutatori e rappresentanti di lista.
Gli interventi successivi, tutti concordi nel ribadire l’importanza della scadenza referendaria che non può essere assolutamente oscurata od indebolita, convergono sulla nuova data del 7 maggio.
 L’assemblea la vota all’unanimità.
 
Si passa a discutere dell’argomento petizione online su Progressi;  mozione come strumento di pressione sui sindaci e convegno di Aprile organizzato dalla municipalità di Barcellona, dichiarata Free TTIP Zone.
 
Si invitano i comitati a coinvolgere nelle iniziative le piccole e medie imprese, i Gap, e  tutte le organizzazioni di acquisto popolare o collettivo che rischiano di essere travolte dal TTIP.
 
 

Un sentito ringraziamento a FLAI CGIL Padova e Banca Etica per l’ospitalità, ed a tutti i presenti per la partecipazione!

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Report Macroregionale Stop TTIP Nordovest http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-nordovest/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-nordovest/#comments Fri, 25 Mar 2016 12:14:02 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1383 TORINO, 27 FEBBRAIO – 65 persone, appartenenti a diverse hanno partecipato alla riunione presso la Casa Umanista dove ha sede il Comitato Stop TTIP Torino, che ha ospitato l’incontro.

L’assemblea ha dedicato la mattinata agli aggiornamenti sul negoziato e le ultime mosse della campagna. In questa sede si è aderito alla proposta di una manifestazione nazionale da tenersi a Roma in data 7 maggio. La notizia di un apporto logistico della CGIL ha contribuito ad alimentare la fiducia in una ampia partecipazione.

Nel pomeriggio i partecipanti hanno formato tre gruppi di lavoro:

1) Comunicazione

2) Pressione istituzionale

3) Mobilitazione

 

Il gruppo comunicazione ha lavorato per proporre strategie utili ad aumentare l’informazione intorno al tema TTIP e alla data del 7 maggio. Queste le idee emerse:

  1. Creare un kit comunicazione dedicato al 7 maggio sul sito nazionale. A tale scopo aprire una nuova sezione con tutti i materiali che i comitati possono utilizzare:

- brevi schede riassuntive, divise per settore, che analizzino gli impatti del TTIP

- mozioni stop ttip

- bozze di tweet con gli hashtag #StopTTIP e #fuoriTTIP e lo short link della petizione “Fuori il TTIP dalla mia città” (http://bit.ly/1WToOFq)

- bozza di mail per bombardare amministratori locali chiedendo di dichiarare la contrarietà al TTIP.

2. Instaurare e conservare relazioni costanti con i media locali (radio, giornali, tv), per trasformarli in vettori di notizie destinate al pubblico generico. Lo scopo è spiegare i problemi del TTIP, informare sulla manifestazione del 7 maggio, rilanciare la petizione e chiedere l’approvazione delle mozioni Stop TTIP da parte dei propri amministratori locali.

  1. Creare una grafica standard che rechi la data del 7 maggio per le pagine Facebook e Twitter di tutti i comitati locali e del nazionale. Creare un evento Facebook da diffondere.
  2. Tentare il coinvolgimento di personaggi noti (testimonial) per costruire un breve video che evidenzi i problemi del TTIP e inviti a manifestare il 7 maggio. Francesco Panié si occuperà di preparare il testo e di seguire le fasi del processo. Pandora TV potrà occuparsi di eseguire i filmati e, se avvertita con un anticipo di 2 settimane rispetto alla data di lancio del video, anche del montaggio. Verrà fatto immediatamente tentativo con i testimonial più facili da contattare, per poi verificarne la disponibilità entro il 12 marzo.
  3. Aprire un contatto con Anpi e Cgil almeno dei principali capoluoghi per chiedere di intervenire dal palco che allestiranno il 25 aprile e il 1 maggio. In occasione di questi eventi, sarà importante comunicare l’urgenza di una ampia adesione e partecipazione alla protesta del 7 maggio.
  4. Per aumentare la sensibilità pubblica, lavorare a livello locale per l’organizzazione, ovunque possibile, di incontri e conferenze nelle sale comunali, chiedendo eventuale partecipazione di autorità locali.

 

Il gruppo che si è occupato di pressione istituzionale ha suggerito di

  1. Pubblicare sul sito nazionale tutte le mozioni di sfiducia già approvate (oltre a quelle già presenti)
  2. Pubblicare sul sito nazionale un modello di lettera per proporre alle amministrazioni locali l’approvazione della mozione di sfiducia
  3. Proporre l’approvazione della mozione di sfiducia a livello regionale tramite i consiglieri favorevoli
  4. Proporre l’approvazione della mozione di sfiducia a livello provinciale e comunale tramite i comitati con petizioni, richieste di audizione, ecc.
  5. Pubblicare sul sito nazionale un breve vademecum per la formazione di un comitato locale
  6. Utilizzare il periodo elettorale per ottenere l’approvazione di altre mozioni di sfiducia
  7. Proporre la partecipazione alla manifestazione ai Sindaci dei Comuni che hanno già approvato la mozione di sfiducia e alle aziende dei settori agroalimentare, chimico-farmaceutico e informatico (su cui le ricadute del trattato ci sembrano più immediate)

 

Il gruppo mobilitazione ha ragionato sulle possibili strategie per aumentare la visibilità della moltitudine di manifestanti. Un eventuale corteo potrebbe essere aperto da un grande squalo, inseguito da una massa di persone che reggono dei pesciolini, a simboleggiare la forza di ciascuno di noi se capace di lottare insieme agli altri contro un avversario che, singolarmente, avrebbe la meglio. Nel caso si decidesse di fare una manifestazione statica, però, le strategie andrebbero ripensate, ad esempio indossando le maschere dei leader politici promotori del TTIP e riproponendo l’accoppiata politico-multinazionale utilizzata nel flashmob romano. Si sente l’esigenza di un apporto da parte di Greenpeace, che potrebbe studiare per l’occasione una performance creativa che dia grande visibilità mediatica. Si dovrebbe contattare inoltre un gruppo che abbia con sé degli strumenti musicali.

Si potrebbe pensare uno slogan breve che richiami il 7 maggio per costruire volantini e adesivi dedicati

Per facilitare la logistica, si potrebbe creare una pagina web a cui collegarsi per prenotare il proprio posto sul pullman in pochi click.

Il Movimento lento (associazione che diffonde la cultura dei viaggi a piedi e in bicicletta) insieme ad Arcipelago Scec  potrebbero organizzare una “via francigena Stop TTIP”, partendo a piedi da un luogo del Nord Italia (es. Torino) e arrivando fino a Roma il giorno della manifestazione. Ogni tappa dovrebbe essere raccontata con il tam tam mediatico e permettere di radunare nuovi aderenti.

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Report Macroregionale Stop TTIP Calabria http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-calabria/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-calabria/#comments Fri, 25 Mar 2016 12:07:39 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1380 LAMEZIA TERME, 27 FEBBRAIO 2016

 

L’assemblea ha visto la partecipazione di oltre venti persone, tra privati cittadini e realtà di lotta attive sul territorio. La prima ora dell’incontro è stata dedicata al confronto sul tema in questione, mentre nella seconda parte si è provveduto a lanciare delle iniziative in ambito regionale, che dovrebbero prendere il via già nei prossimi giorni.

 

Dopo una breve introduzione, in cui sono stati illustrati i progressi del negoziato in corso, le ricadute che il TTIP, una volta approvato, avrebbe in tutti i settori cruciali della nostra vita (ambiente, salute, alimentazione, lavoro, diritto alla privacy, ecc.), e i risultati finora ottenuti dalla campagna Stop-TTIP Italia, si è aperta la discussione tra le varie realtà presenti. In virtù della diffusa preoccupazione suscitata dal trattato, esse hanno manifestato un alto livello di coesione in termini di lettura politica della questione, sottolineando altresì la necessità di mantenere lo stesso atteggiamento includente con sui si è arrivati alla suddetta assemblea, con l’intenzione di un immediato allargamento a tutte le realtà potenzialmente interessate a portare avanti la campagna, al fine di informare, sensibilizzare e coinvolgere il più alto numero di cittadini della nostra regione.

 

Nei vari interventi è stato posto l’accento su quello che si può definire “un salto di qualità” in termini di attacco e sfruttamento dell’ambiente e della popolazione da parte delle grandi multinazionali, inserendo, sulla scorta dei casi precedenti (è stato citato, ad esempio, il NAFTA), il TTIP nel quadro di un’aggressione che risponde alle logiche di imperialismo politico-economico. In virtù del carattere totale dell’accordo in oggetto, è stata avanzata la proposta di legare le diverse campagne che i movimenti e la società civile si apprestano a condurre, a partire dal No-Triv. In tal senso, si è manifestata la necessità di non procedere nella campagna Stop-TTIP in una prospettiva vertenziale e di non circoscrivere l’impegno alla sola costruzione della manifestazione nazionale prevista per il primo fine settimana di maggio, visto che si verrà chiamati all’azione anche dopo tale appuntamento.

 

Anche in virtù della composizione dell’assemblea, si è posta particolare attenzione sulle nefaste  conseguenze del TTIP nel settore agro-alimentare, in cui verrebbero ad essere esacerbate e legalizzate pratiche quali l’introduzione nel processo produttivo di OGM e sostanze dannose per l’ambiente e l’essere umano, il che produrrebbe altresì un danno irrimediabile alle piccole produzioni locali eco-sostenibili, espressione di un modello di relazioni socio-economiche alternativo a quello dominante.

 

Un altro elemento di discussione è stato quello legato ai beni comuni e ai servizi pubblici, a partire dall’acqua: una volta approvato il trattato – hanno fatto notare gli intervenuti – l’esito referendario, già largamente calpestato dalle recenti leggi in tema di privatizzazioni, rimarrebbe un felice ricordo, anche in considerazione del fatto che lo stesso strumento di partecipazione democratica in futuro diventerebbe impraticabile e comunque svuotato di senso, in funzione della insindacabile prevalenza dell’accordo commerciale sulla giurisdizione dei singoli Stati coinvolti.

 

In chiusura della prima parte, è stata unanimemente riconosciuta l’importanza di proporre, durante tutte le iniziative previste, una lettura ampia dell’accordo, sebbene sia utile e fondamentale che ognuno si spenda nell’approfondimento, nell’analisi e nella proposta a partire dal proprio specifico settore d’interesse.

 

Nella seconda parte dell’incontro si è passati alla fase organizzativa.

 

Danilo De Salazar, dopo aver invitato i presenti a servirsi del materiale esposto sul banchetto informativo e a firmare il modulo di partecipazione all’assemblea, ha descritto le proposte del Coordinamento Stop-TTIP Italia, chiedendo a tutte e tutti le/i partecipanti di firmare e far firmare la petizione nazionale al link: http://www.progressi.org/fuorittip. Ha chiesto inoltre di coinvolgere, ove possibile, i sindaci dei comuni calabresi, invitando ogni attivista a sottoporre ai relativi consigli comunali la mozione Anti-TTIP scaricabile al seguente link: http://stop-ttip-italia.net/i-materiali/ (così come già avvenuto, con esito positivo, nel Comune di Colosimi). A tal proposito, Gennaro Montuoro (Collettivo Autogestito Casarossa40 di Lamezia Terme) ha dichiarato la propria disponibilità a procedere presso i comuni di Saracena, Cinquefrondi, Riace e Lamezia Terme, e a promuovere la campagna con un banchetto informativo durante tutti gli eventi organizzati dal collettivo; Francesco Rizzuto, un attivista di Marcellinara (CZ), prima dell’assemblea alla quale non ha potuto partecipare, si è impegnato a sottoporre la mozione al sindaco del proprio comune; Antonio Campanella (PRC di Taverna – CZ) sottoporrà la mozione al consiglio comunale di cui fa parte; gli altri partecipanti, in linea generale, hanno dichiarato la propria disponibilità a procedere.

 

È stato chiesto poi di coinvolgere le piccole realtà produttive locali, affinché anch’esse, sulle quali l’accordo avrebbe pesanti ricadute minacciandone la scomparsa, dichiarino la propria contrarietà alla stipula dello stesso. In tal senso, il GAS-Unical ha manifestato la propria intenzione a interloquire con i produttori di riferimento, dichiarando altresì di impegnarsi, durante le prossime giornate di distribuzione dei prodotti, in un’azione di volantinaggio. Le realtà contadine, rappresentate da Renato Ruffolo (Longobardi – CS) e da Giovanni Folliero (Lamezia Terme – CZ), in tale prospettiva, hanno proposto la costruzione di un’iniziativa allargata nell’area centro-settentrionale del Tirreno calabrese.

 

Giovanni Peta, del Coordinamento Ambientale Presilano, ha proposto un’iniziativa presso l’Università della Calabria, che vedrà la partecipazione anche della sociologa Laura Corradi, la quale ha già manifestato la propria disponibilità, sebbene non fosse presente all’assemblea per motivi personali. In considerazione del fatto che anche il GAS attivo presso l’Unical aveva proposto un’iniziativa sul Campus, Vittorio Sacco (Centro Sociale SPA-ARROW di Rende) ha proposto di unificare i due momenti costruendo un’iniziativa dall’impatto più forte (nel mese di aprile), previa assemblea di tutte le realtà di movimento presenti nell’area urbana Rende-Cosenza. Danilo ha accolto la proposta, promettendo di spendersi anche in questo senso e valutando la possibilità di coinvolgere un esponente del Coordinamento Nazionale.

 

Il Collettivo AltraLamezia (Lamezia Terme) sta valutando la possibilità di presentare la campagna Anti-TTIP in alcune scuole della città e di mettersi in contatto con alcuni studenti politicamente attivi nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Catanzaro, al fine di sviluppare anche in quell’ambito un’azione di lotta coordinata.

 

Gli altri partecipanti hanno tutti manifestato l’intenzione di organizzare iniziative nei propri territori di riferimento: attendiamo indicazioni in merito dai numerosi attivisti dell’associazione “CostaNostra” (Curinga) presenti all’assemblea, dal gruppo di militanti del Partito della Rifondazione Comunista di Cosenza (già proficuamente attivo dal 2015 su questo fronte), dal Movimento 5 Stelle, il cui rappresentante si è visto costretto a lasciare anticipatamente l’assemblea, dichiarando comunque il proprio interesse a portare avanti la campagna, e da Sinistra Anticapitalista, rappresentata in assemblea da Cesare Romagnino (Catanzaro).

 

Segnaliamo la disponibilità a partecipare attivamente alla campagna da parte di Guerino Nisticò (Badolato –CZ), che ha comunicato di volersi spendere per delle iniziative sul versante ionico. Claudio Senato (Rende – CS) offre la disponibilità del proprio studio per la grafica della campagna.

Per organizzare la comunicazione interna, Gennaro ha creato una mailing list, Stopttipcalabria (per iscriversi: https://groups.google.com/forum/#!forum/stopttipcalabria), che invitiamo a promuovere diffusamente. Come stabilito in assemblea, Danilo ha stilato un comunicato stampa che ha avuto una buona diffusione, non solo in ambito regionale.

 

Si attende infine di avere indicazioni dal Coordinamento Nazionale per l’invio di ulteriore materiale, per il quale dalla Calabria si prevede di effettuare un unico ordine.

In tal senso, si chiede, una volta ricevuto il materiale richiesto, di provvedere a una gestione trasparente dello stesso.

Si invitano tutte le realtà all’autorganizzazione di eventi e iniziative tese alla diffusione della campagna, senza trascurare la raccolta fondi, anche in vista della partecipazione alla mobilitazione di Roma, sulla quale ci si aggiornerà presto.

  2 marzo 2016                  Coordinamento STOP TTIP Calabria

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Pagelle d’Europa http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/pagelle-deuropa/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/pagelle-deuropa/#comments Fri, 25 Mar 2016 12:02:02 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1377 di Matteo Bortolon da Il Manifesto del 11 maggio 2016

 

“Italia- notiamo che dalla dichiarazione di novembre scorso sono state prese misure che aumentano il deficit di bilancio, e c’è un rischio di una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento richiesto verso l’Obiettivo di Medio Termine”.

Così il cosiddetto Eurogruppo. Da qualche tempo a questa parte l’approvazione del bilancio dello Stato è diventato una questione più che complessa, opaca agli occhi del cittadino comune. Che si trova nella posizione del marinaio in un mare di nebbia, dalla quale emergono all’improvviso scogli inaspettati come dal nulla. Mentre solo pochi anni fa (fino a tutta l’era Berlusconi, grosso modo) la finanziaria – ora “legge di stabilità” – veniva sostanzialmente palleggiata fra governo, maggioranza e opposizione (ovviamente coi primi due che dettavano legge…), adesso ogni tanto spunta la notizia di qualche soggetto saldamente determinato a mettere bocca in merito, per motivi non troppo chiari. L’Eurogruppo? Dijsselbloem? Moscovici?

Cronaca degli scorsi giorni: l’Eurogruppo si è riunito il 7 marzo. Fra le diversi questioni affrontate, si è parlato dei bilanci degli Stati dell’eurozona; di qui la dichiarazione citata sopra.

Il giorno dopo, 8 marzo, giunge la notizia che la Commissione invierà una lettera all’Italia sempre in merito alle deviazioni dagli obietivi di bilancio concordati; in essa il vicepresidente dell’istituzione Dombrovskis e il commissario Moscovici scrivono che sarà “importante per l’Italia assicurare che le misure necessarie per rispettare il percorso di aggiustamento raccomandato per raggiungere l’obiettivo di medio termine (il pareggio di bilancio, ndr) vengano annunciate e dettagliate in modo credibile entro il 15 aprile.”

Poco tempo prima, il 26 febbraio, era uscito il rapporto della Commissione sulla finanza pubblica del nostro paese: una articolata relazione di un centinaio di pagine.

L’Italia non è un “sorvegliato speciale” sul piano della finanza pubblica. Gli ultimi anni hanno visto una crescente articolazione di procedure di controllo sulle finanze di tutti i paesi membri dell’Unione europea, segnatamente quelli dell’eurozona. È quella che viene chiamata nuova governance economica europea.

La soporifera complessità dell’argomento sfida la pazienza del cittadino comune, ma il nocciolo della questione risiede nell’impegno a coordinare le economie degli Stati membri in alcuni loro parametri: come in una corsa di gruppo per rimanere uniti chi arranca va stimolato, chi corre troppo va rallentato. Sempre che il ritmo di gruppo non lo dia chi corre di più… Si tratta dei famosi parametri di Maastricht stabiliti negli anni Novanta: debito pubblico non più alto del 60% rispetto al PIL, disavanzo pubblico (cioè uscite superiori alle entrate dello Stato) inferiore al 3%. Gli obiettivi sono la stabilità dei prezzi e dei tassi d’interesse, elementi necessari per permettere all’euro di essere una valuta adeguata al processo di accumulazione finanziaria.

La crisi del debito sovrano negli ultimi anni ha portato ad una rigidità molto forte nel rispetto di tali parametri, con una proliferazione di procedure di verifica, sorveglianza, e potenzialmente sanzioni (si pensi al Fiscal Compact), tanto più intensa quanto procede l’evidente disgregazione dell’Unione europea. Che oramai assomiglia ad un condominio in cui nessuno si fida più di nessuno e un pacifico accordo su azioni comuni è sostituito da una occhiuta sorveglianza reciproca e mutua ostilità basata sul sospetto. Ecco quindi che le istituzioni europee – eurogruppo, Commissione, Consiglio – che ovviamente non sono che maschere dietro le quali agiscono gli Stati stessi, diventano i protagonisti di queste nuove procedure di sorveglianza: danno pagelle, ammonimenti, lettere, ed eventualmente sanzioni. A questo giro Renzi ha evitato il votaccio ma la Commissione chiedere di fare i compiti a casa, e presto: entro il 15 aprile bisogna dare delucidazioni. Ne riparleremo.

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In piazza contro il debito http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/in-piazza-contro-il-debito/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/in-piazza-contro-il-debito/#comments Fri, 25 Mar 2016 11:32:44 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1374 di Marco Bersani da Il Manifesto del 19 marzo 2016

In merito alla manifestazione promossa da questo articolo, segnaliamo il grande successo dell’evento, in base a questo resoconto [nota della Redazione].

Se una persona guardasse oggi l’insieme di coloro che, a vario titolo e spesso litigando fra loro, si candidano a guidare il governo della città di Roma, non potrebbe che rimanere basito. Soprattutto se lo confrontasse con la complessità di una città attraversata da un modello urbano dall’espansione fuori controllo, da poteri forti che ne determinano concretamente le dinamiche, da una rete di relazioni politico-criminali, scoperchiate dall’inchiesta Mafia Capitale.

Quella persona non sa come, in realtà, dentro la città stia avvenendo una grande lezione di pedagogia di massa, di cui la mediocrità della futura compagine di governo è elemento essenziale.

Serve a spiegare che chiunque può aspirare a fare il sindaco di Roma, perché tanto la politica ha da tempo abdicato alle sue funzioni, grazie al combinato disposto di due elementi: il debito finanziario e il commissariamento della vita sociale.

Il debito di Roma viaggia oggi sulla cifra di 13,6 miliardi e il conseguente “piano di rientro” disciplina tutte le scelte economiche e sociali relative alla città fino al 2048: tagli ai servizi, riduzione degli stipendi, privatizzazioni, dismissione del patrimonio pubblico, messa a disposizione del territorio per i grandi interessi finanziari.

Poiché la gestione del debito è stata assunta come dato tecnico indiscutibile e il suo pagamento come colonne d’Ercole invalicabili, la gestione della città non può che trasformarsi in un’unica, grande operazione di disciplinamento di massa, basata sul principio di come l’espropriazione di tutta la ricchezza sociale non possa essere accompagnata da concessioni sul piano della democrazia.

La gestione commissariale e prefettizia della città di questi mesi è dunque il il secondo tassello di questa lezione di pedagogia. Lungi dall’avere il compito di traghettare la città dalla caduta della giunta alle prossime elezioni, la gestione del commissario Tronca è in realtà un laboratorio costituente di un nuovo modello di città: da qui la sottrazione “tecnica” del diritto di sciopero (non si possono disturbare i “grandi” eventi), del diritto a manifestare (non si può fermare la città); da qui lo stravolgimento del concetto complesso di legalità e l’attacco sistematico a tutti gli spazi autorganizzati ed autogetiti della città. Perché a Roma, nella legalità si può devastare il territorio e consegnare la ricchezza sociale nelle mani delle cricche di turno, ma la riappropriazione collettiva della città e l’autoproduzione di socialità, servizi, cultura solidale vanno sgomberate, in quanto violazioni della legalità stessa.

Ma, passato lo sgomento, se quella persona saprà volgere lo sguardo intorno, si accorgerà che un’altra città sta progressivamente emergendo: è formata proprio da tutte quelle esperienze che producono socialità fuori mercato, che mettono in campo la cooperazione solidale contro la solitudine competitiva, che si riappropriano quotidianamente di diritti, beni comuni e di tutto ciò che a tutti appartiene. E che, lungi dal sentirsi solo gli ultimi resistenti contro il nuovo modello costituente, ha deciso di praticare il diritto alla città, prendendo di petto il tema del debito, contestandone la legittimità, e contrapponendo al pareggio di bilancio finanziario la necessità di un pareggio di bilancio sociale, ovvero diritti per tutti.

E’ un’altra città che rivendica una democrazia dal basso e radicale, perché il destino di questa città dev’essere posto nelle mani degli uomini e delle donne che la abitano, la vivono quotidianamente e la amano, anche se troppo spesso non corrisposti.

Ora ne sono certo: quella persona oggi alle 16.00 sarà in Piazza Vittorio Emanuele e parteciperà al corteo “Roma non si vende”.

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Report Macroregionale Stop TTIP centro http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-centro/ http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/report-macroregionale-stop-ttip-centro/#comments Fri, 25 Mar 2016 11:22:55 +0000 http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/?p=1372 Roma, 27 febbraio 2016

Alla riunione macroregionale Centro hanno partecipato oltre 70 persone provenienti da Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Sicilia.

Oltre a diverse singole persone, erano presenti le seguenti realtà:

Stop Ttip Roma, Stop Ttip Albano, Stop Ttip Firenze, Stop Ttip Valdera (PI), Stop Ttip Siena, Stop Ttip Ancona, Stop Ttip Pesaro, Stop Ttip Pescara, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Rete della Conoscenza, Transform, Attac Italia, Attac Roma, Rete beni comuni XII Municipio Roma, Officine culturali Roma nord, Comitato territoriale beni comuni Cave, Comitato beni comuni Palestrina, Internazionale Castelli, Amigos MST Italia, Associazione Unicorno, Slow Food Roma, Slow Food Rieti, Crocevia, Fare Verde, Economia e Felicità, Aiab, Wilpf Italia e Alleanza conto la fame e la malnutrizione, Istituto zoofilattico sperimentale Umbria, Comitato Lip Scuola, Fiom Cgil, Flai Cgil Lazio, Fisac Cgil Sicilia, Confederazione Cobas, Usb, Confederazione Usi, Unicobas Scuola, Act Roma, Altra Europa, Prc, Sinistra Italiana, M5 stelle Siena, M5 stelle Cave, M5 stelle Ostia, Partito Umanista, Sinistra Anticapitalista.

La discussione, ricca, partecipata e articolata, ha dimostrato la consapevolezza collettiva sulla necessità di un salto di qualità nella mobilitazione sin qui prodotta dalla Campagna Stop TTIP, per dare un segnale forte in un periodo dei negoziati che, se da una parte dimostra lo stallo degli stessi, dall’altra porta con sé il rischio di una “fuga in avanti” verso un accordo generale purchessia, che depotenzi l’opposizione sociale al TTIP, per poi procedere, per via tecnica, all’applicazione al dettaglio dello stesso.

Da questo punto di vista è stata unanimemente condivisa la proposta di organizzare una manifestazione nazionale a Roma in data sabato 7 maggio.

Così come è stata condivisa la proposta di articolare il lavoro di pressione sugli enti locali, già svolto in questi anni da molti comitati territoriali, facendolo divenire la campagna “Fuori Il TTIP dalla mia città”.

In merito alla manifestazione, si è da più parti evidenziata la necessità che essa debba avere l’obiettivo di mettere in campo l’aggregazione più ampia dei soggetti sociali ed economici che si oppongono al TTIP, puntando a portare in piazza, oltre ai Sindaci in rappresentanza delle comunità locali, gli agricoltori, le piccole imprese, i lavoratori e i sindacati, i comitati e i movimenti sociali.

Quello che ci si prefigge di rappresentare è un pezzo consistente di società che, nell’opposizione al TTIP, sia anche la rappresentazione concreta di un altro modello di economia e di società.

In questa direzione, l’impegno comune è quello di attivare, da subito e in tutti i territori, e a livello nazionale, riunioni comuni che diano l’avvio all’organizzazione concreta, nel contenuti e nelle modalità operative, della manifestazione nazionale del 7 maggio.

In questa direzione, sia utilizzando il ricco materiale già disponibile sul sito, sia producendone di nuovo, si propone di costruire volantini specifici per ogni settore da coinvolgere, in modo che ciascuno non solo condivida la battaglia generale contro il TTIP, ma vi riconosca l’attacco specifico portato avanti da questo trattato.

Molti hanno sottolineato la necessità che, nel percorso verso la manifestazione nazionale, la campagna Stop TTIP attraversi tutte le iniziative in campo sociale che, nei prossimi mesi, attraverseranno il paese: dal referendum NO Triv, che si terrà il 17 aprile, al 1 maggio, dall’avvio della stagione dei referendum sociali, che avrà il suo lancio in un’assemblea nazionale a Roma il prossimo 13 marzo, al percorso del No alla riforma costituzionale del prossimo ottobre; in merito, il contributo della campagna dovrà essere quello di costruire i nessi che legano ciascuna battaglia “specifica” alla battaglia più generale contro il TTIP.

Sempre in direzione della costruzione della manifestazione nazionale del 7 maggio, sono state condivise due proposte, che verranno portate all’attenzione di tutti:

a) un convegno nazionale su TTIP e lavoro, proposto dalla Fiom;

b) la costruzione di una giornata nazionale di mobilitazione territoriale sugli organi di stampa per denunciare l’asservimento della gran parte dei mass media alla consegna del silenzio sul TTIP.

Da ultimo, rilevando come molto positiva la formula della riunione macro regionale, si proporrà di renderla una forma, periodica ma costante, di confronto e discussione per la campagna Stop TTIP.

Report redatto da Marco Bersani e Rosa Rinaldi

29 febbraio 2016

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